Quattro anni insieme

Qualche settimana fa mi è stato chiesto di scrivere un commento personale riguardo il mio cammino in Gioventù in Missione. Ho ritardato un po’ nella consegna del lavoro perché mi sono ripromessa di mettere su carta tutto ciò che sento in cuor mio, senza tralasciare niente. Beh, rileggendo credo di aver sommariamente espresso quel che ho da dirvi e spero che leggendo possa trasmettervi i miei sentimenti.
2008. La nascita di Gioventù in Missione.20120914-211430.jpg

Faccio parte del gruppo sin dal primo giorno e l’ho visto crescere insieme a me, che da tredicenne, mi ritrovo ad un anno dalla maggiore età. Ho iniziato a prendere parte agli incontri credendo che avrei continuato il percorso del catechismo, che, al contrario, si era rivelato privo di qualsiasi stimolo nell’ambito della fede. E così fui spinta principalmente dalla curiosità e dalla voglia di conoscere nuovi coetanei. Dal primo momento insieme, però, compresi che quegli incontri sarebbero stati molto più che un semplice ritrovo settimanale di giovani che cercano di rafforzare la propria fede. La luce che brillava negli occhi degli animatori stava a testimoniare l’amore e lo zelo che impiegavano per organizzare con cura ogni appuntamento. E fu proprio quello che mi colpì di più. Capii che avrei potuto ricevere tanto dal gruppo, perché quando si mette amore in quello che si fa, quando ci si dedica con anima e corpo in qualcosa, è inevitabile trasmettere qualcosa agli altri. Vedevo il gruppo crescere a poco a poco, gente che si aggiungeva e gente che se ne andava, e noi facevamo esperienze particolari, che sapevo avrebbero lasciato un segno dentro me. Ricordo benissimo il pomeriggio passato in orfanotrofio. È stato imbarazzante notare come quei bambini gioivano nel vedere una semplice palla, giochi che oramai non vengono più apprezzati dai bambini di oggi. Ma la cosa ancor più imbarazzante era lo sprezzo negli occhi dei più grandi, che ci avevano visto come degli estranei catapultati nel loro mondo, estranei che con il loro silenzio e la loro voglia di predicare avevano riprodotto un eco doloroso dentro di loro. La mancanza dei genitori. L’amore dei genitori. Qualcosa che noi diamo per scontato ma senza il quale saremmo vuoti, senza una guida, senza il calore e il conforto che solo loro possono dare. Il tempo passava e io sentivo che quei sabato pomeriggio stavano diventando per me fondamentali, scoprivo a poco a poco Dio, e capivo che la fede non era quella insegnata da mamma e papà, ma un rapporto intimo con Lui. Arriva il primo campo ”Se non ami” e cominciavo a rendermi conto che l’amore era un argomento che si ripeteva costantemente. L’avevamo analizzato sotto tutte le sfaccettature ma lo stavamo anche vivendo, nei sorrisi, nei momenti di condivisione, nei pasti, nella normalità in cui ti rendi conto di quanto l’essere umano abbia bisogno di gesti così semplici per raggiungere la felicità.

20120914-234038.jpg Si stava creando l’armonia tra noi e per la prima volta nella mia vita ho sentito la presenza di Dio vicino a me. Era lui che mi stava guidando in quel percorso, che mi aveva preso per mano e mi aveva detto “continua così”. Ebbene, alla fine di quel primo campo mi ripromisi di partecipare ogni anno. Avevo scoperto una pace dentro me che non avevo trovato mai e compresi che non avrei potuto più farne a meno. Il tempo passava e all’interno del gruppo vi era un via vai di giovani, chi entrava con nuove speranze, chi usciva. L’anno passava e ogni cosa cresceva gradualmente: la mia fede, l’amicizia tra di noi. Il secondo campeggio “Marta e Maria”, come mi aspettavo, mi aveva regalato nuove emozioni e insegnato a guardare gli altri senza utilizzare alcun metro di valutazione e giudizio.

20120914-234411.jpg Marta e Maria, due sorelle che amavano Gesù, avevano due differenti modi per dimostrarglielo: l’una con le azioni l’altra con l’ascolto. Come nella vita normale. Ognuno ha un modo unico di amare una persona, di dimostrargli l’importanza che esercita in lui. E quando abbiamo paura di non essere compresi, né amati, dobbiamo aggrapparci alla consapevolezza che ognuno è diverso da noi, e proprio questo lo rende speciale. La diversità. E io questo non l’avevo mai capito. Quel campo mi diede anche un’altra opportunità, quella di incontrare gli anziani di Croce Vallone. Quel giorno mi sentii speciale. Beh forse è strano che io dica questo, in fondo ci trovavamo di fronte a dei vecchietti malaticci e spesso abbandonati dai cari, e la mia sensazione non è proprio quella che si percepisce al primo momento. Ma stando a contatto con loro vedevo com’era semplice vedere un accenno di sorriso nei loro occhi.

20120914-234442.jpg Bastava una semplice parola di conforto per portare speranza nella loro vita, per vedere la luce nei loro sguardi, per strappargli una risata. Era come se, in una notte buia, noi gli avessimo portato un raggio di luce, come se nei loro cuori abbandonati avessimo portato conforto. Mi resi presto conto che non era così, ma il contrario. Almeno per me, in quell’incontro, erano stati loro con la loro semplicità ed ingenuità a farmi capire una cosa fondamentale: spesso ci sentiamo piccoli ed insignificanti, crediamo che non ci sia niente di buono in noi e che i difetti prevalgano sui pregi, crediamo che il mondo sia troppo grande e immenso per noi, esseri minuscoli ed imperfetti.

20120914-234422.jpgNonostante ciò, c’è sempre qualcosa di noi che possiamo donare agli altri, una parola, un sorriso. Anche solo un semplice gesto può cambiare la vita di qualcuno. Ci sono stati tantissimi altri momenti da ricordare, e che sono tutti scritti nel mio cuore, tuttavia continuerò a soffermarmi su quelli di maggior spessore per me. Ad esempio ho considerato la lectio divina un metodo utile perché abbiamo unito alla lettura del Vangelo momenti di preghiera e di dibattito su quello che significava nelle nostre vite il messaggio che Dio in quelle pagine ci trasmetteva. Quello stesso anno partecipai per la prima volta alla Colletta alimentare e inizialmente provavo un po’ di imbarazzo nel chiedere dei benefici agli sconosciuti. Ma come d’altronde quasi tutte le esperienze, anche questa mi aveva trasmesso un messaggio importante: non farsi fermare dalla vergogna e dalla paura se si ha un obiettivo importante.

20120915-144935.jpg Sebbene fossero molte le attività di questo genere, non sempre tutto andava rose e fiori, non ci sono da trascurare dei lati negativi che notavo costantemente e che non gradivo affatto. Ad esempio una cosa fondamentale all’interno di un gruppo è l’unione dei membri, ecco questa molto spesso scarseggiava. Sebbene nei momenti più particolari e dove serviva collaborazione, riuscivamo a trovare l’armonia e lo spirito adatto per agire in tutt’uno, nei momenti normali di gruppo si riscontravano delle divisioni tra noi. Era come una vasta landa di terra costellata di crepe, più o meno profonde, che rappresentavano le diversità che ci allontanavano. È proprio questo uno dei mali più grandi al mondo: reputo che spesso si abbia paura delle diversità, perchè, sebbene queste siano esigue e di poco spessore, crediamo di non poter ricevere niente dall’altro, o perché magari ci sentiamo migliori. Il mio modo di pensare riguardo a questo si è capovolto proprio in questo periodo, in cui mi si è riproposto in mente un nuovo concetto di diversità, visto non come una minaccia, una perdita di tempo, ma come arricchimento della nostra anima. Conoscere persone diverse da noi potrebbe mettere in crisi le nostre sicurezze, le nostre ancore di salvataggio, quei luoghi comuni da cui non ci scostiamo perché diventati parte integrante del nostro pensiero. Ma è proprio questo che ci salva. Si dice che la convinzione sia il peggiore dei mali, è vero. E proprio in questo vedo l’importanza e la necessità di conoscere sempre nuove persone, di scavare a fondo nel cuore di un individuo per scoprire quello che lo rende unico e diverso da noi. Quest’ultimo può mettere in dubbio tutto il nostro mondo, tutto quello per cui viviamo e quello in cui crediamo, ma proprio questo ci aiuta, ci porta a ragionare, a mettere in dubbio tutto per poi riconfermare le nostre credenze, oppure farcene delle altre. Questo ci fa crescere.
Il tempo naturalmente passava, e l’anno era ricco di eventi come ritiri e uno tra quelli che mi colpì maggiormente fu quello di Pentecoste del 2011. Non so bene il motivo ma ricordo bene che vi era un cubo dove venivano elencate tutte le paure degli adolescenti e il titolo era “fondati nella carità”. Solo così puoi abbattere le paure.
Il campo “Seguimi!” era all’insegna della chiamata di Cristo ad ognuno di noi: Lui ha un percorso particolare per ciascuno, ci indica la via da seguire e ci invita ad abbandonare tutto quello che è superfluo per SEGUIRE la via della salvezza.20120914-235513.jpgFino a quel momento credevo che seguirlo voleva soltanto dire decidere di prendere la strada del sacerdozio o prendere i voti, ma in quel campo capii che il messaggio che Gesù ha voluto darci è molto più profondo e semplice. La strada da percorrere nella nostra vita non è qualcosa di straordinario o di particolare. Seguire Dio vuol dire vivere secondo la sua volontà, prestando ascolto alla sua Parola, eseguendo i suoi insegnamenti, facendo del bene alle persone che ci circondano, allontanare da noi quel che ci distoglie dalla Verità, dare un senso alla nostra vita donandola agli altri. In fondo, credo che seguire Dio sia semplicemente trovare la strada giusta per la felicità. Uno dei momenti che mi colpì maggiormente fu l’adorazione.20120914-235621.jpg Quel momento fu vissuto al massimo da tutti, sentivo, nell’aria che respiravo, la pace. Anche la confessione fu particolarmente emozionante e vedevo le lacrime di chi, con sincerità, aveva realmente aperto il suo cuore a Dio. Un altro momento che, sebbene possa sembrare banale, mi ha dato qualcosa, fu a mare. Abbiamo preso il pedalò, e quello fu uno dei momenti in cui ebbi più paura nella mia vita.

20120915-145604.jpgNon riuscivamo a tornare a riva, sebbene gli sforzi, era difficile andare “contro corrente”. Ed è così anche nella vita. Non so se è un pregio o un difetto, ma leggo ogni evento metaforicamente: noi eravamo li, tutti insieme avevamo l’unico scopo di ritornare a riva, e abbiamo messo tutte le nostre forze per riuscirci, anche se era difficile. Così deve essere anche nella vita. Dobbiamo avere un obiettivo preciso, tenerlo bene in mente e, sebbene vi saranno ”correnti avverse” pronte ad allontanarci dal nostro cammino, noi con tutte le forze dobbiamo lottare affinchè non sia così.
In quel campo vidi per la prima volta il nostro gruppo come una famiglia che è sempre unita e vicina nonostante le difficoltà.

Una storia d’amore20120914-211618.jpg

Questa è stata un’esperienza pazzesca e molto emozionante… Non ho parole per descrivere quanto sia stata onorata di rappresentare la più grande e straordinaria donna di tutti i tempi. Per me non è stata soltanto una “recita” (se così si può chiamare), io ho realmente cercato di immedesimarmi in lei e, nel farlo, mi sono resa conto che dovevo tentare di assomigliarle per essere degna di rappresentarla. In questo modo mi sono spronata cercando di migliorarmi e seguendo il suo esempio.

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L’ultimo campo è stato il più importante perché mi ha fornito delle risposte che non avevo mai ottenuto, sebbene le domande erano sempre pronte a suscitare in me molti dubbi. Era basato sull’essenzialità e sin dal primo giorno insieme ci è stato chiesto di indagare su cosa rappresentasse per noi questa parola, che appare tanto difficile e complessa. Il termine essenza indica quell’insieme di caratteristiche che determinano l’essere della sostanza, quelle caratteristiche senza le quali quella non potrebbe esistere. Dunque l’essenza della vita è quella cosa che determina l’importanza di quest’ultima e senza la quale noi non potremmo vivere.

20120915-145825.jpgAnalizzai i passi del Vangelo suggeriti dagli animatori e questi, a primo impatto, mi suggerivano che l’essenzialità non è rappresentata da elementi materiali. E su questo ero ovviamente d’accordo, anche se, tra il “dire ed il fare c’è di mezzo il mare”. In effetti, sebbene non siano fondamentali gli elementi materiali, le abitudini di vita di oggi, il materialismo a cui siamo abituati sin da piccini, non ci aiutano a staccarci da questi ultimi. Nonostante ciò andai ancora ad indagare a fondo, ma, piuttosto che concentrarmi, non riuscivo a pensare ad altro se non all’amicizia, all’amore, ai sorrisi delle persone a cui voglio bene, alle chiacchierate tra amici. E questo suggerimento me l’aveva mandato Dio. Amore è essenza. Dante dice “Amor che move il sole e l’altre stelle”, ed è vero. L’amore è quella sostanza senza la quale la vita non è tale, la vita sarebbe morta senza l’amore. L’amore dà gioia e felicità, ma non nega ai momenti di tristezza di farci star male. L’amore è un semplice sorriso che cambia la giornata, l’amore è la carezza di una madre a suo figlio, l’amore è il senso della nostra vita. L’amore ci ha generato. L’amore rende la nostra vita imprevedibile, ricca di emozioni di ogni genere, l’amore ci fa vivere davvero. Mi venne subito in mente che l’amore è qualcosa di immenso, di indescrivibile per la ricchezza delle sue sfaccettature, di troppo profondo per essere rimpiazzato da qualsiasi altra cosa. Così una’altra risposta mi sussurrò nella mente, nella sua semplicità e ovvietà. Spesse volte mi sorsero dubbi sulla mia fede e sulla stessa esistenza di Dio. Ma tutto quel pensare e parlare d’amore mi aveva catapultato nella mente una grande verità, che aveva distolto la mia mente da ogni dubbio. L’amore, la sua grandezza, non possono che essere concepiti da un Padre che ha generato i suoi figli a sua immagine e somiglianza. Un Padre di Carità ha fatto ai suoi figli un dono assai prezioso: l’Amore. Non capisco come, coloro che si appoggiano alle teorie scientifiche, non tengano questo in considerazione: né il grande Big Bang, né qualsiasi genere di reazione chimica che genera la materia, può generare l’Amore. Solo Dio può. E questa è la prova più evidente che Egli ci abbia potuto fornire per dimostrare la sua esistenza.
Questo campo mi è stato di fondamentale aiuto, non solo per le risposte che mi ha fornito, ma anche perché ho scoperto che per essere felice ho solo bisogno di contemplare l’Essenzialità, di vivere l’amore e l’amicizia. Voglio dirvi grazie, infatti, per tutti i momenti vissuti insieme che mi hanno donato momenti indimenticabili. Un Grazie va soprattutto agli animatori, che rappresentano all’interno della mia vita delle figure fondamentali e che seguo sempre come esempio. Grazie per quello che fate per noi e per l’anima che ci mettete quando lo fate.

Vi voglio bene. Un bacio.
La vostra Roberta.

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